28/04/2026

Pelliconi per il Comunale Checchi e Gnudi: «Teatro simbolo della cultura cittadina»

Il cuore della Sala del Bibiena del Teatro avrà nell'anima il marchio Pelliconi.
L'azienda, leader mondiale nella produzione di tappi e chiusure per il settore beverage, ha deciso di sostenere la rinascita della volta e dei palchi esterni di uno dei luoghi iconici del centro città di Bologna. Pelliconi è cosi uno dei sette mecenati che sta supportando il progetto di riqualificazione del terzo cantiere in piazza Verdi e fa parte della cordata, assieme ad Alfasigma, Banca di Bologna, Rekeep,
Marino e Paola Golinell. Ima e Stefano Golinelli, del progetto inerente alla sala storica. «Per Pelliconi è un sostegno che va oltre la sponsorizzazione: è un impegno verso la città e una delle sue istituzioni culturali più rappresentative. Il ritorno del Teatro nella sua sede storica è un segnale di continuità e ripar-tenza, che siamo orgogliosi di accompagnare come azienda radicata nel territorio», spiega Marco Checchi, amministratore delegato di Pelliconi e anche vicepresidente consigliere d'indirizzo del Teatro Comunale di Bologna.
Sa bene cosa significa tutto ciò Claudia Gnudi, nipote del fondatore Angelo Pelliconi e moglie di Checchi. Il sostegno alla cultura è infatti nel Dna dell'azienda Pelliconi perché «siamo cresciuti all'interno di un territorio che ha sempre riconosciuto alla cultura un ruolo centrale nella vita della comunità. Fin dall'inizio l'azienda ha sentito naturale affiancare allo sviluppo industriale un impegno verso il bene comune. Questa scelta riflette la visione di Angelo Pelliconi e delle generazioni successive: il successo economico ha senso se si condivide. generando benessere non solo per i dipendenti ma per tutta la collettività».
L'azienda cosi ha risposto, ancora una volta, all'appello lanciato lo scorso novembre dalla Sovrintendente Elisabetta Riva. Un lungo progetto, quello del ritorno a casa, che vedrà il culmine il 14 febbraio del 2027, giorno prefissato per la riapertura del Teatro Comunale. Stagione Danza, Stagione Opera, Stagione Sinfonica. Appuntamenti, concerti ad hoc, ma anche l'obiettivo di diventare sempre di più un luogo aperto a tutti, come testimonia anche il progetto di via del Guasto che renderà il teatro un vero e proprio luogo culturale a 360 gradi. Pelliconi in quest'ottica è main partner della Stagione Danza perché «la danza esprime valori che sentiamo molto vicini disciplina, innovazione, lavoro collettivo e capacità di parlare un linguaggio contemporaneo. Inoltre, la Stagione Danza del Teatro Comunale è un'eccellenza riconosciuta, capace di attrarre pubblici diversi e proposte artistiche di livello internazionale», prosegue Checchi.
Ma non solo. «Il Teatro Comunale è uno dei simboli più profondi o identitari della vita culturale bolognese. È un luogo che custodisce una grande tradizione, in particolare quella dell'opera, ma che allo stesso tempo sa evolversi, aprirsi e dialogare con molteplici linguaggi artistici. È proprio questa sua capacità di tenere insieme passato e presente a renderlo cosi vitale.  La danza è un linguaggio universale, immediato, capace di parlare a pubblici diversi senza bisogno di mediazioni», spiega Gnudi. Segno di quanto Pelliconi ha a cuore il sostegno delle realtà locali. E la riapertura in pieno centro del Teatro Comunale «significa restituire a Bologna un luogo centrale di cultura, incontro e identità, rafforzando la vitalità urbana e culturale e generando valore per tutta la comunità. Come Pelliconi crediamo che questo dialogo tra impresa, cultura e territorio sia fondamentale», conclude Checchi. Un ritorno a casa che sara an che fondamentale per la rigenerazione urbana della zona universitaria. «Un passaggio cruciale non solo dal punto di vista cul-turale, ma anche urbano e sociale. La zona universitaria è il cuore pulsante di Bologna, un luogo di sapere, di scambio e di vitalità quotidiana, e il Teatro è chiamato a esserne parte attiva e consapevole. II Teatro, così rinnovato e ripensato, può attivare relazioni virtuose tra studenti, cittadini, artisti e visitatori, rafforzando l'identità dell'area e migliorandone la qualità complessiva», conclude Gnudi.